di Daniele Santi
Dopo la fiction di Giorgia Meloni con campanella al seguito a dire “Il potere ce l’ho io” e a voi niente, ai cittadini che hanno creduto alle sue promesse mica ai suoi compagni di viaggio, eccoci alla nuova esibizione di coerenza tutta interna alle destre: parliamo dell’esultanza di Matteo Salvini vicepresidente del Consiglio per l’abolizione del reddito di Cittadinanza approvato dal governo Conte di cui Matteo Salvini era vicepresidente del Consiglio.
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Siamo oltre ogni immaginazione perché alla politica-zelig che gode per avere abrogato ciò che essa stessa ha approvato, e se parliamo di politica come esercizio del poco che c’è è persino comprensibile, si sostituisce il politico-zelig che gioisce dalla stessa poltrona due volte: prima per avere approvato una legge e poi per averla, quella stessa legge, abrogata. Quella legge che, dopo averla approvata insieme al governo Conte Uno, e quando il vento è cambiato, ha definito “un’offesa a chi si alza alle 5 del mattino”. Era quel governo dove prendeva decisioni insieme a Luigi Di Maio, oggi definito “una vergogna per l’Italia”. Un uomo, una coerenza.
(2 maggio 2023)
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