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Referendum Nordio, il quesito si allunga: la Cassazione accoglie i 15 giuristi. “Cittadini più informati, ma servono nuovi tempi”

Testo:

L’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha riformulato il testo del quesito referendario ammesso lo scorso novembre sulla base della richiesta dei parlamentari di maggioranza, accogliendo la versione proposta dai 15 giuristi promotori della raccolta firme popolare che ha superato le cinquecentomila sottoscrizioni. I due quesiti differiscono per l’indicazione degli articoli della Costituzione – ben sette – modificati della legge Nordio sulla giustizia.

Secondo la tesi dei 15 giuristi, accolta dalla Cassazione, quell’indicazione è obbligatoria in base all’articolo 16 della legge 352 del 1970 che stabilisce i criteri di revisione della costituzione. Lo scrive una nota stampa del segretario nazionale del PSDI, Mario Calì secondo il quale il governo Meloni dovrebbe ora definire nuove date per  la votazione (almeno ad aprile 2026).

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Il quesito originario, continua la nota, recitava: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?“. Nella nuova formulazione, per il Partito Socialista Democratico Italiano ben più idonea per una approfondita informazione e formazione del corpo elettorale, trova invece spazio la definizione estesa attraverso la frase: “con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?“.

Alla luce di questa importante decisione assunta dalla Cassazione – chiosa Mario CalìSegretario Nazionale del Partito Socialdemocratico – l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è di fatto obbligato non soltanto a riformulare il testo che materialmente andrà riportato sulla scheda elettorale, ma anche a definire una nuova data, che preveda tempistiche congrue per il voto popolare, in modo da consentire la corretta informazione delle cittadine e dei cittadini sul nuovo quesito referendario”.

 

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(6 febbraio 2026)

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