di Daniele Santi
Dopo la fiction di Giorgia Meloni con campanella al seguito a dire “Il potere ce l’ho io” e a voi niente, ai cittadini che hanno creduto alle sue promesse mica ai suoi compagni di viaggio, eccoci alla nuova esibizione di coerenza tutta interna alle destre: parliamo dell’esultanza di Matteo Salvini vicepresidente del Consiglio per l’abolizione del reddito di Cittadinanza approvato dal governo Conte di cui Matteo Salvini era vicepresidente del Consiglio.
Il 27 maggio al Crogiolo Marazzi la lectio Magistralis di Stefano Mancuso
Leggi l'articolo →Siamo oltre ogni immaginazione perché alla politica-zelig che gode per avere abrogato ciò che essa stessa ha approvato, e se parliamo di politica come esercizio del poco che c’è è persino comprensibile, si sostituisce il politico-zelig che gioisce dalla stessa poltrona due volte: prima per avere approvato una legge e poi per averla, quella stessa legge, abrogata. Quella legge che, dopo averla approvata insieme al governo Conte Uno, e quando il vento è cambiato, ha definito “un’offesa a chi si alza alle 5 del mattino”. Era quel governo dove prendeva decisioni insieme a Luigi Di Maio, oggi definito “una vergogna per l’Italia”. Un uomo, una coerenza.
(2 maggio 2023)
Matteo Salvini non sa perché Savoini era seduto al suo stesso tavolo (e nemmeno come mai fosse alla sua stessa festa)
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