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Carlo Calenda: “Se il PD dialoga con il M5S sono pronto a fondare un nuovo partito”

di Daniele Santi #Politica twitter@gaiaitaliacom #CarloCalenda

 

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Carlo Calenda le ha dette molto chiare in molte occasione, ma questa volta le ha dette ancora più chiare di fronte al tentativo della segreteria Zingaretti a guida D’Alenma di correre in soccorso del M5S per far fuori Salvini e continuare il percorso della legislatura. Ipotesi che anche i renziani, abbozzando, non hanno scartato sotto l’egida del governo di scopo il cui scopo non è tuttavia molto chiaro considerando che si parla di governo morto senza avere sparato un colpo e che chi ha innescato la crisi stra strisciando a scendiletto per far rientrare la crisi.

Calenda ha un punto di vista secondo noi contestabile sotto vari aspetti, che chiarisce con un tweet del quale vi offriamo lo screenshot.

 

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Il tweet è un eccellente strumento di propaganda, ma è fallace perché impedisce di sviscerare il punto di vista con più attenzione: le classi dirigenti – Calenda lo sa – si mettono alla prova, vanno alle elezioni e quando perdono si dimettono. Ciò che Calenda sta facendo, e sbaglia, è cercare di veicolare il populismo in una sorta di neo-populismo colto e vagamente liberaldemocratico che non si riconosca più nelle istanze del PD. Lo dice con chiarezza, l’ex ministro ed ora eurodeputato Dem: “Vorrà dire che il partito avrà definitivamente abdicato alla rappresentanza del mondo liberaldemocratico (…) io questa cosa non la accetterò”. Lo dice dall’alto dei suoi oltre 270mila voti alle ultime Europee, lo dice come colui che pronuncia il redde rationem definitivo e che è deciso ad uscire dal binario morto del circolo PD.

Calenda però qualche giorno prima, sempre da Twitter, aveva lanciato una proposta piuttosto precisa.

 

 

E lo slogan, che è molto di più di uno slogan, “non allearsi con i fascisti per battere i fascisti”, chiarisce con forza quello che è il pensiero di Calenda: non andare a destra con l’estrema destra che ha sdoganato la destra estremissima e filo-Russa. Cioè non dare retta alle segreteria di Zingaretti a guida D’Alema, veri responsabili di questa deriva estremista del governo italiano.

Ora la domanda è cosa farà Matteo Renzi? E toccherà aspettare per capire cosa succederà nei prossimi giorni e se il voto di sfiducia al Senato sarà veramente un voto di sfiducia o ci diranno “Scusate, abbiamo scherzato. Volevamo movimentarvi il Ferragosto”. Sarebbero, anzi sono, capaci anche di questo. Il pentaleghismo ha mille facce e mille forme. Una peggiore dell’altra.

 

(17 agosto 2019)

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