I sessantamila al servizio dello Stato per controllare la Fase 2 sono un precedente inquietante (e pericoloso)…

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di Giovanna Di Rosa #Lopinione twitter@rimininewsgaia #Politica

 

“Saranno reclutati tra i disoccupati, cassintegrati e chi riceve il reddito di cittadinanza”, insomma siamo al reclutamento del proprio elettorato, tra coloro che hanno visto il faro dell’assistenzialismo di Stato nella nuova nuova DC populista che che ora si chiama M5S: quel M5S dell’apertura della scatoletta di tonno, quel M5S che doveva rivoltare l’Italia come un calzino e che sta riportando il paese ai tempi dell’assistenzialismo più becero in nome di voti.

Un tempo si sarebbero chiamati voti di scambio, ma la definizione oggi non calza, perché il “voto di scambio” indica volontarietà e comprensione di ciò che si sta facendo. Invece oggi, grazie al “reclutamento del capo” [cit.], grazie al decreto annunciato con una nota dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e da Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, si troveranno volontari (e voti) tra i percettori di reddito di cittadinanza, disoccupati (che sono la stessa cosa) e a chi non ha vincoli lavorativi. Tre categorie, in soldoni, che si riducono a una, ma non è tempo di sottilizzare.

E’ tempo invece di aprire gli occhi su questi sessantamila volontari che dovranno vigilare sulla fase 2, e che saranno reclutati al servizio volontario dello Stato, per controllare il rispetto delle distanze sociali con una decisione che sa tanto di formazione di delatori volontari che non farà che esarcebare ulteriormente gli animi rendendo ancora più complicata la già complicatissima convivenza civile di questi tempi difficili nella quale troppe le sono le bugie sugli assembramenti, per non cominciare a preoccuparsi sul serio della tenuta dello stato democratico e della convivenza pacifica.

Poi siccome siamo brava gente e da brava gente pensiamo sempre che ci siano buon intenzioni, fino a prova contraria, vogliamo fidarci delle dichiarazioni di Boccia e Decaro quando spiegano che gli assistenti civici saranno “individuati su base volontaria” e verranno coordinati dalla Protezione Civile, la quale indicherà “alle Regioni le disponibilità su tutto il territorio nazionale”. Saranno i Sindaci a impiegarli “per attività sociali, per collaborare al rispetto del distanziamento sociale e per dare un sostegno alla parte più debole della popolazione”.

Crediamo che l’esperimento, oltre che non necessario e non giustificato dalle circostanze, che avrebbero bisogno di ben altre misure educative – altro che repressione -; misure che andassero ben più in là di hashtag come #andratuttobene o #neusciremomigliori (e meno male!), costituisca un precedente inquietante (e pericoloso) che darà vita a troppi capetti di quartiere, di squadretta, di brigata, di esercitino, di gruppo volontario, che finirà col ficcare troppo irrispettosamente il naso in cose che non lo riguardano, pronti ad usare i regolamenti a loro uso e piacere (come è nella natura dell’italica imbecillità).

Non vorremmo poi che la prova contraria di cui parlavamo prima diventasse “fucile e moschetto” [cit.] un tempo riservati al fascista perfetto, verso il quale troppi sentono un’eccessiva nostalgia.

 

(25 maggio 2020)

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