In un momento come questo, Sindaco Menani, c’è fame di saggezza. Ce la regali Lei

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di Daniele Santi

Sono tempi difficili, anche per un Sindaco che voleva mandare gli esodati a lavorare in Russia, poi non era vero e gli esodati si sono arrangiati da soli, ma pensasse quel Sindaco lì, che figura c’avremmo fatto se poi fosse scoppiato ‘sto casino – sul quale Lei si guarda bene, insieme alla sua giunta, dal proferire verbo… a conoscerli, certo – con tutti ‘sti sassolesi esodati e recuperati al lavoro per vie russe. Se ci fossero andati, certo.

Son tempi difficili, Signore mio. Guardi solo quanto è confuso nelle sue azioni il segretario del suo partito, così sconvolto da questi tempi di straordinaria intensità – sui quali Lei si guarda bene, insieme alla sua giunta, dal proferire verbo – prima inneggia a questo, poi a quello, poi non sa che fare, poi si congratula per una nave che parte da Mariupol (ma si tratta di merce forse destinata all’Italia che invece va in Russia, perché sono accoglienti) e con tutti questi segreti: prima va in Russia, poi non ci va, poi c’è l’ambasciatore che lo incontra, poi non è vero, e ci finisce in mezzo il Copasir. Che per un segretario di partito è una cosa comoda, ne converrà.

Allora ci chiedevamo se facendo appello al suo buon cuore e alla sua conoscenza della umane debolezze, essendo anche militante – casualmente, mica per comunanza di visioni – dello stesso partito del segretario Salvini che è anche un po’ Kissinger oltre che sulla graticola, un po’ come la sua giunta, diciamo; ci chiedevamo, si scriveva, se avesse voglia di dirigerci due parole sensate di condanna di questa guerra immonda scatenata dal capo supremo di una federazione che ha deciso di scaraventare su un paese vicino, inerme, democratico e neutrale, tutta ‘sta scarica di odio, morte, terrore e fame (con chiare intenzioni di esportare quest’ultima). Crediamo che la sua saggezza mutuata dall’Alto pensiero baciapilista che Le è proprio, sarebbe di conforto a noi umani che non sappiamo nemmeno più da che parte girarci tra guerre e segretari di partito che governano in Italia, ma sembran più filo-russi di Lukashenko.

 

(1 giugno 2022)

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