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Luigi Di Maio dà ordini al PD come Salvini faceva con lui, bisogna pur far sentire il proprio peso di tanto in tanto

Testo:

di Redazione #Politica twitter@gaiaitaliacom #maiconsalvini

 

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Dopo averla scampata bella, anche se bisogna riconoscergli di non essere venuto meno alla sua dichiarazione “Il M5S governerà con chi vuole fare le riforme”, o almeno dice di volerle fare, ed essere passato da un ministero dove ha fatto pochissimo (il Lavoro) e quel poco male, ad un altro dove almeno le dichiarazioni roboanti che tanto gli piacciono possono sortire qualche effetto: gli Esteri, dove la poltrona del ministro Di Maio, è circumnavigata da Sereni e Scalfarotto che lo guardano a vista, Luigi Di Maio si sente ora libero di rientrare nel ruolo del capetto che tanto gli piace e decide di essere il salvini della situazione.

Come il ministro leghista autogiubilatosi faceva con lui, dandogli ordini secchi sul cosa fare e quando, Di Maio ha iniziato a fare con il PD. “Dimezzare i parlamentari entro il 15 ottobre!”, ha tuonato l’ometto col vestitino buono dal suo alto scranno di governante di rango.
Lasciando intendere che se non dovesse accadere potrebbero esserci conseguenze.

Purtroppo la sua storia politica, di questo Ministro di poche o pochissime capacità, parla chiaro: nessuna conseguenza è possibile quando c’è il rischio di perdere la poltrona. Si procede piano piano, un diktat dopo l’altro, appoggiandosi di qua e di là, un grido a destra, due a sinistra e la poltrona saldamente al centro. I risultati – se proprio vogliamo chiamarli così, sentendoci buoni – si faranno uscire fuori. Così come si esce il cane.

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Così tra un “Orbán non si permetta ingerenze” e la prossima roboante dichiarazione, Di Maio resta comunque al capolinea di un carriera politica che lo deporrà, senza troppi sussulti, nel dimenticatoio allo scadere dei suoi giorni da deputato, ministro o qualunque cosa il fato gli permetta di fare. Nel frattempo vedremo dove lo porterà il suo dare ordini e scadenze ai suoi soci di governo del PD. Luigi Di Maio sa benissimo che non ci saranno altri partner di governo possibili e che le elezioni lo porterebbero lontano dalla politica che tanto ama avendogli essa dato notorietà, denari e un lavoro.

 

 

 

(22 settembre 2019)

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