Quelli che “l’ingresso è a offerta libera partendo da un minimo di €…”. E’ uno scherzo, vero?

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Riceviamo un comunicato stampa, dal quale la dizione in questione è stata opportunamente rimossa, dove l’addetto stampa racconta di un evento culturale che prevede “la partecipazione a offerta libera con contributo minimo di XX euro” e la cifra non la scriviamo, perché non importa.

L’ennesimo genio della lampada eletto ad addetto stampa per una svista imperdonabile, dimentica che per offerta libera si intende che io entro quando mi pare perché non è previsto un biglietto d’ingresso e, se ne ho voglia, offro quello che ho voglia di offrire dicasi una cifra che spazia da un centesimo a quello che mi pare.

L’offerta libera, ma libera veramente, è esente da tasse per chi la riceve; se si prevede una cifra minima denominandola “ingresso libero” – peraltro per assistere ad un’iniziativa culturale di dubbio gusto e validità – si sta facendo pagare un biglietto obbligatorio mascherato. Cioè si sta prendendo per il culo l’utente. Cioè si commette un illecito amministrativo. Cioè si dovrebbe avvisare la SIAE, in primis, boicottare l’evento piantando una grana all’ingresso, al fine di restituire dignità alla cultura evitando che venga calpestata da enti locali che chiamano una cosa col nome di un altra e si fanno belli coi prodotti altrui perché incapaci anche di chiamare le cose col loro nome per mancanza, guarda guarda, di cultura.

Insomma, per non essere compravendita, l’offerta deve essere libera (ossia non dovuta), cioè non deve prevedere pagamento obbligato, cioè non può presumere di un minimo richiesto per l’entrata, altrimenti mi state prendendo in giro e vi auguro di non avermi tra i piedi in una situazione del genere.

 

(19 agosto 2021)

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