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L’Unione Europea rimette a posto le cose che Nordio cancella

Da FdI non si lasciano sfuggire l’occasione per ricordare che “gli stati sovrani hanno discrezionalità sull’applicazione delle norme relative all’ordinamento penale”, ma la questione non è così semplice, per quanto i semplificatori meloniani la facciano sempre più facile di quanto sia perché è utile alla propaganda destinata ai loro elettori.
Ma le cose vanno in un’altra direzione e dicono che il Parlamento europeo ha nuovamente innescato lo scontro sull’abuso d’ufficio: è accaduto con l’approvazione a larga maggioranza (581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni) della nuova direttiva anticorruzione che dà due anni di tempo agli Stati per l’adozione.

Il provvedimento – direttiva anticorruzione – interviene su una pluralità di reati contro la pubblica amministrazione, introducendo un innovativo sistema di sanzioni a carico delle imprese tarato sul fatturato e invita, con l’articolo 7, gli stati ad adottare “le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni”.
Di fatto la politica italiana dovrà ripensarsi anche sull’abuso d’ufficio.

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E’ dalla relatrice Raquel Garcia Hermida (Paesi Bassi, Renew) che viene il ricordatorio:  l’Italia dovrà provvedere a forme di criminalizzazione che rientrano nel perimetro del vecchio abuso d’ufficio perché “l’Italia ha votato a favore di queste regole”. A dire come la pensa il parlamento UE con chiarezza ci pensa quindi anche la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola che riferendosi al voto favorevole dell’Italia informa: “Spero che la direttiva sia applicata”.

E succede così che a Bruxelles i deputati di FdI hanno votato a favore della direttiva anticorruzione che reintroduce quei reati che in Italia il governo di FdI vuole cancellare sbugiardando, di fatto, il ministro della Giustizia che difendono a voce alta. Fin troppo alta. L’Italia avrà due anni per adeguarsi. Oppure sarà procedura d’infrazione. E dato che in UE i partiti di governo in Italia votano in direzione contraria alle decisioni del parlamento italiano si può ipotizzare che i guai per Carlo Nordio siano appena iniziati.

 

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(26 marzo 2026)

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