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Sostenibilità ambientale, questione di vita o di morte

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di Massimo Mastruzzo*

Non si tratta di essere più o meno ambientalisti, più o meno favorevoli alla green economica o, banalizzando, a favore o contrari all’auto elettrica. Quanto di leggere, senza pregiudizi di parte, quei dati che evidenziano inderogabilmente come la sostenibilità sociale e ambientale, in virtù del pericolosissimo impatto negativo dei fattori inquinanti sulla nostra salute, sia ormai una inevitabile necessità.

Il quotidiano britannico The Guardian con un reportage basato su dati raccolti con una metodologia all’avanguardia (immagini satellitari dettagliate e misurazioni da oltre 1.400 stazioni di monitoraggio a terra) rivela un quadro impietoso: il 98% delle persone vive in aree con inquinamento da particolato fine altamente dannoso che supera le linee guida dell’Oms.

Evidenziare che “il 98% della popolazione del Vecchio Continente respiri aria tossica” significa praticamente che “Nessun organo del corpo è immune dal PM2.5, ovvero che abbiamo a che fare con tutti i tipi di cancro, malattie respiratorie, problemi di fertilità e anche malattie cardiovascolari”, è quanto sottolineato al Guardian, da Maria Grazia Petronio, rappresentante dell’ISDE, Associazione medici per l’ambiente.

L’indagine del Guardian, fatta in collaborazione con alcuni accademici dell’università di Utrecht e dello Swiss Tropical and Public Health Institute nell’ambito del progetto Expanse finanziato dall’Unione europea, non ci da purtroppo notizie che non siano già risapute, sentirle però ribadire, non fa che aumenta l’inquietudine rispetto alla consapevolezza che gran parte del territorio europeo è fortemente soggetto all’inquinamento da particolato fine. Ed in particolare l’inchiesta del quotidiano britannico da la conferma, l’ennesima, che la Pianura Padana è tra le peggiori in Europa per l’inquinamento atmosferico.

Secondo l’EEA, nel 2020 la cattiva qualità dell’aria sarebbe collegata a 50.303 morti premature in Italia. La maggior parte si è verificata a Milano.

L’inquinamento in pianura Padana è causato, tra le altre fonti, dagli allevamenti intensivi di maiali e pollame, da cui le feci vengono trasformate in fertilizzante prima di essere ricoperte in uno spesso strato di terreno agricolo in un processo noto come “spargimento dei fanghi”.

Un sottoprodotto del procedimento è il “gesso di defecazione”, un materiale solido ottenuto dall’idrolisi di materiali biologici utilizzando calce e, o, acido solforico.

Ed è anche per questo motivo che Cremona è stata la provincia italiana con la più alta percentuale di decessi – tra 150 e 200 ogni 100.000 residenti – attribuiti al particolato fine, il PM2.5. A Crotta d’Adda, paese di 600 anime nel Cremonese, gli abitanti per diverse settimane si sono dovuti, letteralmente, rinchiudere in casa a causa dell’aria fetida. Ma il fetore “insopportabile e potenzialmente nocivo” dei vicini allevamenti di maiali e pollame, nonostante porte e finestre sbarrate, entra lo stesso, e si appiccica addosso causando vomito, difficoltà respiratorie, vertigini, occhi gonfi e mal di testa.


COME DIMENTICARE IL CASO WTE

Sebbene il gesso da defecazione sia considerato un prodotto versatile in agricoltura, il rischio è che i gessi possano provenire da materiale classificato come rifiuto e quindi vietato dall’uso nei fertilizzanti, è stato purtroppo già dimostrato dalla vicenda WTE.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri del nucleo forestale di Brescia, coordinati dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia, tra il 2018 e il 2019 accertò, con monitoraggi su ottomila trasporti, perquisizioni e intercettazioni, lo sversamento di 150 mila tonnellate di materiale contaminato da metalli pesanti e idrocarburi in oltre tremila ettari, sparsi in 78 comuni tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.

Secondo l’impianto accusatorio l’azienda Wte ritirava fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue urbane e industriali. Avrebbe dovuto poi eseguire l’igienizzazione e la trasformazione dei materiali in fertilizzanti da spargere nei campi. Ma non lo avrebbe fatto, anzi la Wte aggiungeva a quei fanghi non trattati ulteriori sostanze inquinanti. Si contesta l’acido solforico, derivante dal recupero di batterie usate.


PROTEGGERE l’AMBIENTE URGENZA ODIERNA PER PROTEGGERE LE GENERAZIONI FUTURE  

La legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, ha riconosciuto un espresso rilievo alla tutela dell’ambiente, sia nella parte dedicata ai Principi fondamentali, sia tra le previsioni della cosiddetta Costituzione economica.

Il nuovo comma 3 dell’art. 9 Cost., nel prevedere che la Repubblica (dunque, tutti gli enti della Repubblica) “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, detta un criterio generale di azione dei pubblici poteri improntato alla protezione dell’ambiente.

Il criterio vincola oggi direttamente le istituzioni nazionali, anche a prescindere da ulteriori specificazioni normative: così, la previsione ribadisce sul piano interno il principio di integrazione delle esigenze ambientali nelle scelte pubbliche, già espresso dall’art. 11 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (a norma del quale “Le esigenze connesse alla tutela dell’ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche e azioni dell’Unione, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”).

Lega e Fratelli d’Italia però si stanno avviando ad una lunga campagna che porterà alle prossime elezioni europee puntando sui temi legati all’ambiente per negare il cambiamento climatico: attaccando quindi le norme che l’Europa porta avanti per ridurre l’impatto dell’inquinamento.

Probabilmente per Meloni è Salvini la sostenibilità sociale e ambientale, non rappresenta una necessità, evidentemente non considerano così pericoloso l’impatto negativo dei fattori inquinanti sulla nostra salute, magari non ritengono affidabili i dati che indicano chiaramente i morti legati ai fattori inquinanti, e magari pensano anche che i cittadini di Crotta d’Adda, in provincia di Cremona, barricati in casa a causa dell’aria fetida che causa vomito, difficoltà respiratorie, vertigini, occhi gonfi e mal di testa, in fondo stiano esagerando.

 

*Referente Regionale MET Lombardia
Movimento Equità Territoriale

 

 

(30 settembre 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 



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