Le destre estreme dei mal di pancia alla politica delle “coliche finali”

di Daniele Santi #Lopinione twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Ne avevamo parlato, un po’ di tempo fa, di quella storia lì, in un pezzo che avevamo intitolato Salvini, Di Maio, Meloni, la Destra cialtrona e lo “Spread à Porter”, qualche settimana dopo le elezioni del 2018 che consegnarono il paese al M5S che si alleò con la Lega che al mercato suo padre comprò. Avevamo ipotizzato la dissennata alleanza nel 2016, in un altro articolo, prendendoci una delle tante scariche d’insulti della nostra giovane storia. Ma avevamo ragione. Non che serva a qualcuno avere ragione.

Oggi i protagonisti di quella storia che ha portato a quella alleanza, alleanza che parte dai disastri dell’ultimo governo Berlusconi che nel 2011 portò lo spread italiano a 560 punti, sono ancora tutti lì e gridano come ossessi come e più di prima: Salvini, Meloni, Berlusconi, i vari vassalli dell’ometto da Arcore, Tajani, la buona Santanchè, il Briatore della prostatite ai polmoni: tutte e tutti lì a dire ancora le stesse cose. Nello stesso modo. Lì a vendere sogni e fumo con dal 1992, anno tristo della nascita dei partiti di plastica e delle idee pochissime, confuse e possibilmente ad esclusivo loro vantaggio.

La Lega è rimasta al pre governo coi 5 Stelle e all’immediato post, poi si è alleata con Meloni che sta cannibalizzando i voti che Salvini lancia dalla finestra come lancia le sue incredibili storie; il PD ha preso il posto della Lega al fianco di Di Maio e compagnia, e c’è quel Giuseppe Conte lì che è tutto una sorpresa. E chissà quante ne riserverà. Poi abbiamo vissuto l’esperienza del Covid-19 che ci ha livellati tutti al medesimo livello di demenza, chi per un verso chi per l’altro. La politica della pochezza, in mezzo a questo deserto, sembra persino svettare.

Rimane come data spartiacque il 9 novembre 2011, spread a 560 punti e oltre che poi si abbassa a 552 e qualcuno decide che tocca muoversi. E in fretta. L’ingombrante inquilino da Arcore delle politiche del prima per me viene invitato a togliersi dai piedi, non risalirà più sul carro del vincitore. E sembrano esserci altri carri all’orizzonte. La devastazione operata dall’incultura dell’impossibile convivenza e della divisione sociale, fomentata attraverso trasmissioni televisive solo apparentemente innocue, esplode sui social dove ci si offende come se non ci fosse domani, mentre il potentume continua a fare ciò che vuole, esattamente come prima, mentre gli italiani si scannano su Twitter e Facebook ad ogni affermazione pensando in questo modo di contare qualcosa. Una tristezza.

Ad oggi siamo ai signori della destra del nulla che difendono loro stessi ad ogni costo e continuano a dire cose non vere – come quando Meloni si sgolava a dire che non era mai stata Ministro in nessun governo Berlusconi; si danno pacche sulle spalle, si accolgono uno a casa dell’altra, si difendono tra loro e che non si sfiori uno della loro casta perché tre ce ne saranno su ogni rete televisiva a difenderlo a spada tratta, perché l’Italia è loro e guai a chi gliela porta via e anche se siamo ormai alle “coliche” finali, loro si sentono importanti, qualcuno, potenti. Siedono sulle poltrone parlamentari e sono stipendiati profumatamente per sputare veleno sul paese che fornisce loro uno stipendio da parlamentare. Quando è stato il loro turno hanno fatto peggio di quelli che ci sono ora, e sono ancora alfieri inamovibili di chi, contro ogni evidenza ed esperienza, continua a credere, a voler credere, che non siano ciò che sono. Gente a cui importa solo la propria posizione personale, la propria visione di loro stessi, senza nessun interesse per il paese che non sia la gestione del potere per il potere.

E i nuovi giochi sono appena iniziati. C’è la torta dei finanziamenti anti-Covid19 in arrivo dall’Unione Europea. Piatto ricco. Da non perdere di vista. Rischiano l’indigestione. Ci sarà da ridere. Nel frattempo Casapound affila le armi pronta a prendersi i voti che usciranno dall’eterno scannatoio Salvini-Meloni. Sempre più a destra come se on ci fosse domani.

 

(31 agosto 2020)

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