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Da Nicolás Maduro, il taxista diventato dittatore a Donald Trump, il dittatore boccalone

Lo chiamavano comunismo bolivariano, una delle tante porcate che si inventavano da quelle parti lì nel periodo del cosiddetto chavismo; mentre da altre parti Evo Morales si inventava battute straordinarie sulla carne di pollo che rendeva gli uomini gay; dopo un fallito colpo di stato che portò Hugo Chávez dritto in galera, il popolo che quando c’è da farsi fregare da un dittatorello da due soldi è sempre in prima fila, elegge Hugo Chávez alla presidenza del Venezuela. Che scende precipitosamente verso il baratro e apre la porta alla presa del potere del taxista Nicolás Maduro, futuro dittatore del paese.

Hugo Chávez compie disastri uno dopo l’altro, riempie gli uffici pubblici del paese di funzionari cubani perché i venezuelani, secondo lui, sono degli incapaci: ed è difficile dargli torto considerando chi si sono scelti come presidente.

La cubanizzazione del Venezuela inizia con un accordo di cooperazione del 2000 con il Venezuela che offre a l’Avana petrolio a prezzi stracciati quando non gratis, in cambio di migliaia di professionisti cubani richiedendo nello specifico l’invio di medici e insegnanti a fini propagandistici: il vero obbiettivo del chavismo era l’inserimento di tecnici e consiglieri in ogni ganglio vitale dello stato. Nel 2002, fallito un colpo d istato, Chávez affida, anzi consegna, le chiavi della sicurezza ai cubani i cui servizi segreti (G2) si appropriano (ricostruiscono, dicono loro) il SEBIN (l’intelligence civile) e la DGCIM (contro-intelligenza militare). Gli apparati iniziano a monitorare la fedeltà degli ufficiali venezuelani, decidendo promozioni ed epurazioni. Siamo al castrismo al potere, ma in un altro paese, con castristi alla fame a presidiare uffici chiave, supervisionare i sistemi informatici della Presidenza [sic], dei registri civili per il controllo dell’identità e dei voti, di porti e aeroporti e di tutto il sistema Venezuela. Migliaia gli ufficiali cubani integrati nelle forze armate venezuelane (FANB) per formare le truppe e ideologizzare i quadri: sono centinaia gli ufficiali venezuelani che denunciano di sentirsi “subordinati a una potenza straniera”.

Inizia anche l’ascesa politica di Nicolás Maduro che, dopo essersi formato politicamente a Cuba negli anni ’80 nei quadri dell’Unione della Gioventù Comunista, passa dalla leva del cambio a quella del potere a dimostrazione che l’influenza cubana nell’amministrazione di Hugo Chávez non era solo una collaborazione diplomatica, ma una vera e propria “osmosi” istituzionale atta a ridefinire dalle basi lo Stato venezuelano.
Con tutto quello che ne è derivato.

Dal freno a mano al potere: la parabola di Nicolás Maduro

Nicolás Maduro (classe 1962) non completa gli studi superiori (guarda guarda….) e si inserisce presto nel mondo del lavoro come autista di autobus e poi di taxi: si distingue per la sua intensa attività sindacale e fonda il sindacato della Metro di Caracas in un periodo di forti tensioni sociali. Negli anni ’90 si lega indissolubilmente a Hugo Chávez (e al potere occulto cubano, più tardi) e mentre Chávez è in carcere per il fallito colpo di stato del 1992, Maduro e la sua futura moglie, l’avvocata Cilia Flores, lottano attivamente per la sua scarcerazione. Maduro diventa l’ombra sinistra che Chávez non la vede, pur avendolo al suo fianco, tanto da fargli scalare rapidamente le gerarchie del neonato Movimento Quinta Repubblica così che quando Chávez arriva alla presidenza nel 1999, Maduro è prima deputato, poi Presidente dell’Assemblea Nazionale e, dal 2006, Ministro degli Esteri nonostante la sua totale mancanza di una formazione diplomatica (vi ricorda qualcuno?), grazie alla sua fedeltà assoluta che lo rende l’uomo di fiducia [sic] del “Comandante”.

L’investitura di Chávez, che sta morendo di cancro (vedi video in basso) arriva l’8 dicembre 2012 quando il presidente-dittatore lascia il potere nelle mani del taxista-dittatore in un drammatico discorso televisivo prima di partire per l’ultima operazione a Cuba, dove morirà in circostanze mai chiarite e con i cubani che per settimane rifiutano di consegnare la salma al Venezuela nell’assoluto silenzio di Maduro, nominandolo come suo successore ufficiale e chiedendo ai venezuelani di votare per lui “dal profondo del cuore”. Gli elettori ci cascano una seconda volta.

Il resto è noto e arriva fino all’assalto trumpiano del 3 gennaio 2026.

 

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(4 gennaio 2026)

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