di Daniele Santi
E’ curioso l’atteggiamento asciuttamente pragmatico, in apparenza innocuo e legato alla più fredda cronaca politica, di gran parte del giornalismo italiano: non soltanto quello caciarone, volgarotto e un po’ scrivo-quello-che-mi-fa-comodo dei quotidiani di destra, quelli che vendono poche centinaia di copie e ricevono comunque finanziamenti pubblici, ma anche l’altro, quello che ha più pretese di serietà, conoscenza e profondità, più tradizionalmente legato al centro sinistra.
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Ebbene non abbiamo sentito uno solo di questi blasonati direttori di quotidiani di cronaca politica che guarderebbero a una sinistra progressista e matura, parlare delle primarie PD senza cedere alla tentazione di dover sottolineare che saranno probabilmente un fallimento, e se non proprio un fallimento qualcosa di molto simile: geniale quello che diceva solo che non ci si metta anche la pioggia. Ci vuole un quotidiano più vicino alla destra intellettuale che agli intellettuali di sinistra come Il Foglio per sottolineare che chi crede che il PD sia morto, sbaglia.
E meno male. Perché di un partito come il PD – lo si voti o no – in questo paese di partiti azienda gestiti da una sola persona macari con famigliari al seguito, c’è bisogno. C’è bisogno del suo processo democratico e c’è bisogno di riconoscere, cari signori del talk show politici, che il PD è l’unico partito del paese che chiama a votare la sua gente e anche le genti altre che vogliano farlo, questo naturalmente se l’ormai insopportabile snobismo intellettuale garantito da decenni di permanenza dentro lo stesso studio televisivo lo permette.
Da dove nasca questa voglia insopprimibile di verbalizzare la voglia di fallimento del PD per potersi onanisticamente beare di un io-lo-avevo-detto è davvero difficile capirlo.
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(23 febbraio 2023)
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