di Daniele Santi
Soltanto pochi giorni fa, era il 2 luglio o giù di lì, in una delle puntate di In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese, Italo Bocchino si era esibito in uno dei suoi esilaranti monologhi propagandistici informando che, per i suoi meriti in economia domestica, Meloni avrebbe meritato il premio Nobel e tra il serio e il faceto aveva lanciato il suo “proponiamola”.
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Era la prima delle lunga serie di boutade su premi Nobel per la Pace, per l’Economia fors’anche per chi la spara più grossa, da destinare secondo i proponenti, a personaggi invece improponibili perché carichi di boria, protervia, insulsaggine e, soprattutto, incapacità . Ognuno sceglie naturalmente i mezzi che ha per la sua propaganda e se Netanyahu sceglieva la diretta televisiva del suo incontro con Trump per una esibizione di insopportabile e crudele piaggeria, Bocchino più modestamente doveva accontentarsi degli studi de La7, prestigiosissimi per me che servo quanto una mosca morta, ma non per chi sogna altre e altissime sfere.
Naturalmente a proporre i candidati ai premi Nobel non sono né Bocchino e nemmeno Netanyahu, e il Nobel viene assegnato per il lavoro di una vita non per le stupidaggini dette per compiacere il potente di turno, dunque si potrebbe persino immaginare che né Netanyahu e né tantomeno Italo Bocchino avranno la soddisfazione che cercano con i loro candidati-farlocchi. Ma il popolino non lo sa. E loro puntano a riscrivere la realtà giorno dopo giorno a seconda di quello che succede, per poter continuare nella narrazione di una politica interna che non esiste, ma è funzionale agli interessi di pochi.
Nel caso dell’Italia di certa politica e troppo giornalisti prezzolati.
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Poi succede che a Trump esplode il cervello e facendo precedere le sue deliranti missive recapitate via social da un ritratto dove si immagina novello giovine e virile Superman, rompa le uova nel paniere di sì fini tessitori di propagande incredibili. E vediamo dove andrete a finire.
(13 luglio 2025)
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