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Stefano Bonaccini le canta chiare in televisione, forse un po’ troppo per questo PD

di Daniele Santi

Lucido e freddamente aggressivo, fin troppo in alcuni momenti, Stefano Bonaccini ospite di Corrado Formigli a Piazza Pulita non ha fatto mancare nulla al suo partito, mettendo i puntini sulle “i” anche quando la circostanza – o la battuta – avrebbero suggerito maggiore compassione. La battaglia è all’ultimo sangue, e Bonaccini lo sa.

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Non lo sanno Padellaro e compagnia che pensavano, almeno ieri sera perché non si sa mai quanto dura un pensiero in questo paese, di avere a che fare con il solito candidato alla guida del PD. Chi non conosca bene la storia del presidente dell’Emilia-Romagna non sa quanto profonda sia la conoscenza di quel partito e delle sue fin troppo perverse dinamiche, dell’attuale candidato alla segreteria del partito. Bonaccini stava già lì quando esisteva ancora una cosa chiamata Sinistra Giovanile ed aveva le idee chiarissime anche allora. Dotato di una carica di umanità inimmaginabile per chi non lo conosca bene, in politica è tanto spietato quanto capace di costruire alleanze che ad altri non escono. In più, lo si nota, non è uno che le manda a dire. Perché non ci può essere solo Calenda a sbraitare sentenze.

Dunque al di là della prudenza del candidato che si è guardato bene dal cadere nella trappola del “Cosa farete” e “Quali alleanze rincorrerete” che è il mainstream dell’informazione mainstream che gioca ad essere alternativa e che si stupisce (fintamente) che già da ora Bonaccini voglia fare sintesi cercando alleati interni anziché andare alla guerra – che in questo paese è sempre una guerra finta, che finge di guerreggiare perché tutto rimanga com’era. Volendo sottilizzare risultava evidente dal dibattito che Bonaccini va benissimo ed è assai apprezzato come uomo di governo, ma sta già un po’ sui coglioni come segretario (possibile) del PD. E lui si prende il rischio sparando un paio di bordate (che sa di poter sparare, tanto si è ormai alla camera a gas).

Così si sorride scrivendo che se la rifondazione del PD e dell’opposizione sono fatti necessari, non sarebbe male una rifondazione dell’informazione che da un paio di decenni ruota attorno al voler dirottare il dibattito verso la linea editoriale del giornalista, o della trasmissione, o dell’editore. O di tutti e tre: (ché son tutti geni e scienziati e schiavi dello stai a sentire che domanda ti faccio mo’)….

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(3 dicembre 2022)

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