“Il Presidente Emanuele Orsini conosce bene il distretto ceramico e per questo, all’Assemblea di Confindustria, ci ha purtroppo citato come settore paradigmatico dei disastri che può provocare la distorsione di uno strumento ambientale trasformato in un’ottusa tassa sulla manifattura.
Noi raccogliamo quella citazione come un appello all’azione per la nostra Associazione, ma lo auspichiamo anche per le Istituzioni del territorio e le Organizzazioni sindacali. Perché il tempo delle analisi è finito. L’ETS così com’è costruito non premia chi ha investito nella sostenibilità — e noi lo abbiamo fatto, eccome —, ma punisce chi produce e chi lavora in Europa rispetto alle produzioni extra UE. Distruggere la nostra manifattura e il lavoro di qualità che assicura sui nostri territori peggiorerebbe solo la situazione delle emissioni, perché importeremmo i prodotti ceramici da Paesi come India e Cina che hanno livelli emissivi ben più alti dei nostri.
È un’urgenza immediata che non tollera rinvii: la Commissione europea sta per adottare nuovi benchmark ETS per il periodo 2026-2030, che non rispecchieranno le reali performance tecnologiche del settore ceramico. Vanno ripensati per dare aderenza alla realtà e correggere evidenti errori nella loro costruzione. E poi deve essere aperto subito il cantiere per una radicale ristrutturazione del sistema ETS”.
Così Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica, in una nota stampa inviata in redazione.
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(26 maggio 2026)
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