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Il Matteo Salvini piacion-istituzionale convince ancora meno di Giorgetti ministro




di Giancarlo Grassi, #Politica

Sorridente e piacione, si chiama effetto ZingarettiMatteo Salvini si è presentato con gli occhi pesti da post-sabato sera da Lucia Annunziata  in versione istituzionalefilo-europeista e pro-governo Draghi; una versione di Salvini francamente incredibile anche essendo filo-salviniani, e accondiscendente nei confronti della giornalista che lo ferisce soltanto quando gli chiede dell’ingresso della Lega nel PPE, cosa che lui sdegnosamente nega.

La negherà non sappiamo fino a quando, probabilmente fin quando non sarà ufficializzata, dato che la questione non prenderà certamente poco tempo essendo Salvini non eccessivamente gradito a gran parte dell’attuale dirigenza europea, visto il passato da ragazzaccio scapestrato anti-Merkel che non può diventare troppo buono in fretta, pena il passaggio di chi gli credeva nelle fila borgatare della Le Pen della Garbatella.

Nega persino quando Annunziata gli ricorda che è Giorgetti, attuale ministro leghista dello Sviluppo Economico – leghista perfetto, moglie che ha patteggiato “davanti al Gup del tribunale di Busto Arsizio, due mesi e 10 giorni di reclusione per truffa a enti pubblici” pena detentiva “convertita in pecuniaria: la signora dovrà pagare 3.240 euro di multa. A cui si aggiungono i 25 mila euro che ha già versato a titolo di risarcimento danno alla Regione Lombardi” recitava il Corriere nel 2008 – a portare avanti  i giochi per l’ingresso della Lega nel PPE.

Beghe famigliari giorgettiane a parte, anche se pur sempre di soldi pubblici si trattò, Salvini non avrebbe potuto ammettere la manovra per smarcarsi dal razzismo xenofobo alla Le Pen-Fratelli d’Italia-Orbán senza scontentare i suoi numerosi fan e senza rendere noto – troppo in fretta e a discapito della sua immagine – che a condurre i giochi in Lega sono ora Giorgetti e Zaia veri artefici della svolta governativa salviniana, avendo ormai fin sopra i capelli delle intemperanze del monellaccio, niente affatto popolare nelle terre dove regna il Doge Governatore del Veneto.

La smentita gli è però servita a poco avendo poco dopo, in un servizio proprio da Bruxelles, numerosi leader del PPE confermato le grandi manovre per sdoganare la Lega e farla entrare nel PPE allargandone a dismisura la potenziale base neo-razzista ed estremista del mega-partitone popolare europeo: cosa che non lascia per niente tranquilli chi ha a cuore quella che è attualmente l’unica oasi di rispetto dei diritti umani – con tutti i limiti che l’UE ancora ha – di questa parte di mondo.

E un Salvini messo apparentemente sotto tenda ad ossigeno per puro pragmatismo è, secondo noi, ancora meno affidabile del Salvini di prima e, se possibile, ancor meno sincero.

 

(15 febbraio 2021)

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