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venerdì, Settembre 17, 2021
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Menani e i tigli. O di un rapporto complicatissimo col potere

di G.G. #Politica

Se un Sindaco si rivolge ai suoi cittadini, attraverso un comunicato ufficiale, spiegando i motivi dell’abbattimento di alcuni alberi e sente il bisogno di specificare che le decisioni non si prendono “per vezzo personale” e quindi trova il modo, in maniera assolutamente gratuita e incomprensibile, di gettare fango sulla giunta precedente dopo alcuni anni di governo di quella da lui presieduta, quel Sindaco ha un problema con il suo ruolo e con la politica. Che è servizio.

Se poi quel Sindaco è un ultrasessantenne di ordinaria cultura, non solo politica, il cui curriculum scolastico non è esattamente indimenticabile, quello politico tutt’atro che entusiasmante, il cui programma era fumoso come le sue azioni post-elezione, che si permette di rivolgersi ai cittadini come se gli appartenessero, ecco allora la certezza di avere a che fare con il pavullese Pierfrancesco Menani.

Molte le indimenticabili performance del sindaco di Sassuolo che è sempre colpa della giunta di prima. Dalla funzione per consegnare nelle mani della madonna la cittadina che ha commesso l’ingenuità di votarlo (il futuro ne darà contezza), in tempi di covid con funzione in piazza nonostante il DPCM in vigore al tempo le vietasse – dicasi baciapilismo di convenienza – all’agghiacciante ed egopatico appello video rivolto ad un ventenne scomparso da casa, allontanatosi da casa parrebbe volontariamente per motivi che lui e i suoi congiunti conosceranno meglio di chiunque altro, al quale si rivolse dicendo “torna a casa, io ti aspetto”.

E quando un politico si sostituisce nei toni, alla famiglia d’origine dei cittadini, perdendosi nel trionfo del sentirsi padre di tutti, quel politico ha un problema: o è uscito di senno o è malissimo consigliato. Anche in questo caso il futuro ce ne darà contezza anche se opteremmo per la seconda possibilità dovendo per la prima verificarsi circostanze del tutto particolari delle quali non vediamo segni.

Dunque eccoci di fronte all’ennesimo sindaco leghista che brilla per pochissime capacità che non siano legate alla gestione del potere per il potere, ad una giunta che brilla per inconcludenza – e a un’opposizione che si distingue per codardia – ed ecco servita la politica sassolese del baciapilismo per convenienza, del consigliori inadatto anche ad un ruolo di ghost-writer sgrammaticato, ad un ufficio stampa ridotto al ruolo di produttore di veline (considerazione che nulla ha a che vedere con la professionalità di chi in quell’ufficio ci lavora) e a un paternalismo di insopportabile fetore neofascista del quale siamo certo, anche gli elettori sassolesi del Sindaco che è anche un po’ loro padre farebbero a meno. Se solo sapessero riconoscere il fetore e il neofascismo.

 

(31 luglio 2021)

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