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Sembrava una capo-ultrà da avvisi per chi vuol sentirli, ma era la presidente del Consiglio

Ci sono momenti in cui è difficile perdere il rispetto per le idee senza tirarci dentro il portatore/portatrice di quelle idee, allora si deve guardare alla carica istituzionale, soprattutto se sei uno di quelli che il rispetto delle istituzioni ce l’ha salvo poi venire folgorati da un pensiero. Certamente il rispetto delle istituzioni ce l’ha anche lei, così forte da pensare di rappresentare l’Istituzione come unica e granitica espressione. Lo Stato sono IO. Lo hanno fatto in tanti. E altrettanti c’hanno provato.

Gli slogan da ultrà difficilmente rappresentano i/le presidente del Consiglio che la veste istituzionale non dovrebbero mai perdere. Ma ci sono le occasioni cui bisogna travestirsi da capi di partito arruffapopolo, o almeno raccontare di travestirsi, con grida dal palco di Atreju, ad esempio, scagliandosi con toni da comizio di piazza contro avversari veri e presunti (non necessariamente in quest’ordine), avvertimenti agli intellettuali sgraditi, strali contro chi non mantiene le promesse elencate su un panettone – che detto da una che delle promesse fatte in campagna elettorale non ne ha mantenuta nessuna a parte affamare chi già aveva fame – farebbe persino ridere, in un altro contesto; tutto condito da rabbia contro gli influencer, battute da bar contro la leader dell’opposizione, infilandoci le solite citazioni dall’autore del momento, il riscoperto Tolkien (ma erano i quotidiani di destra allora nell’orbita della famiglia Mediaset a scagliarsi contro Il Signore degli Anelli nella versione cinematografica) le più semplici, per un popolo – il suo – che è semplicissimo, così semplice da non accorgersi che mentre loro gridano gli osanna alla Generalissima dal 1° gennaio novecentomila famiglie non sapranno cosa mangiare, per poi distrarsi nell’abbraccio della leaderessa con Abascal (per sapere cosa è Vox, fate un salto in Spagna e parlate con chi è stato obbligato dal franchismo a cancellare la sua lingua madre anche se, ci rendiamo conto, sarà un grande sforzo).

Poi il capolavoro: dopo avere ospitato sul palco un miliardario con figlio da maternità assistita sulle spalle, arriva all’attacco supremo: “I figli non si comprano”, ma vale solo se appartieni all’odiata classe operaia e se sei ricco si può fare finta di niente. Un discorso di spaventosa bassezza politica, divisivo, di una leader che sembra voglia spaccare il paese per dominarlo meglio. Settanta minuti da far venire i brividi, ma non di paura. Con una sola morale: diffidate di quelli che lavorano sul web.

 

 

(18 dicembre 2023)

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