Pubblicità
5.3 C
Comune di Sassuolo
Pubblicità

Bollino rosso ARPAE: misure emergenziali in tutta l’Emilia-Romagna per la qualità dell’aria

Il provvedimento rientra tra quelli previsti a livello regionale, secondo le misure adottate dalla Regione Emilia-Romagna e collegate al PAIR- Piano Aria Integrato Regionale [.....]
HomeIl CommentoIl governo Meloni e il rincaro alimentare rispetto al quale non dice...

Il governo Meloni e il rincaro alimentare rispetto al quale non dice “muh”

di G.G.

E’ il blog di Fabio Salamida, tra gli altri, a mettere il dito nella piaga e ricordando che alla premier che è anche un po’ vostra madre, rispetto ai conti delle famiglie deve essere sfuggito qualcosa. Il giornalista cita nel suo articolo Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori, il quale afferma come solo a ottobre 2025 “mentre l’inflazione mensile scendeva dello 0,3%, i Prodotti alimentari e delle bevande analcoliche salivano dello 0,2%. Su base annua, poi, il rialzo è stato del 2,7%, che tradotto in soldoni significa che per mangiare e bere una coppia con 2 figli paga su base annua ben 250 euro in più, una coppia con 1 figlio 219 euro, 173 per una famiglia media”.

E la cosa deve essere seria se persino il Tg1, rete ammiraglia insieme alle corazzate Mediaset del network trasversale noto come Telemeloni, parla nell’edizione delle 20 del 12 novembre, di un aumento dei generi alimentari del 24,9% costretto, in qualche modo, dal rapporto Istat. Una vergogna che la presidente del Consiglio si guarda bene dal commentare. Un virus assassino, quello degli aumenti, lasciato libero di circolare senza controlli e senza una cura.

L’articolo di Fabio Salamida cita ancora Massimiliano Dona il quale scende nel dettaglio: “In appena un mese il cioccolato è rincarato del 2,7%, i gelati costano il +2,6% in più, il cacao e il cioccolato in polvere il +2,1%. Rispetto a ottobre 2024, il cacao e cioccolato in polvere lo paghiamo il 21,8% in più, il caffè il 21,1%, il cioccolato il 10,2%, la carne bovina il 7,9%, le uova il 7,2%, il burro il 6,7%, la carne ovina e il pollame il 5,3%, il latte conservato il 5%, il riso il 4,6%”. E non tutti possono permettersi le masserie, anche perché con questi prezzi per mangiare, molti le vacanze se le sono scordate. Persino quelle dietro casa.

Passando oltre che Meloni sia interessata ad altro. A scagliarsi contro Ranucci e Report ad esempio, o a lanciare nuove provocazioni altre affinché il popolo di cui si sente madre e signora, oltre che regina, non abbia ad accorgersi che l’Italia non cresce – siamo a crescita zero e se non ci fosse il PNRR saremmo già in recessione. E mentre Sua Signoria blatera e grida, il costo dell’energia strangola le imprese, gli affitti sono alle stelle e tutti fanno quello che cazzo gli pare. Però i problemi sono i migranti, che fanno (sia detto tra parentesi) i lavori che gli Italiani non fanno più ma ormai si stanno stancando pure loro, se è vero che che se ne vanno sempre più numerosi all’estero, che quando sbarcano qui lo fanno in larga parte per raggiungere famiglie e amici in altri paesi d’Europa e se è vero, come è vero, che per 1000 italiani (cifra simbolica) che se ne vanno all’estero, ne tornano 250.

Un governo-capolavoro che cominciano a vedere anche i tifosi filo-governativi ad ogni costo. Ma dalla presidenza del consiglio, vari berlusconespeones, colonnelli e generalesse nulla trapela sulla questione: e torna d’attualità quella roba che scrisse Lorenza Morello sugli stipendi dei parlamentari. Se per chi è eletto dal popolo 45mila euro all’anno sono stipendio da ricchi ci si aspettano proposte per abbassare gli stipendi di onorevoli e senatori. E dato che le proteste contro i ricchi di destra da sinistra e i ricchi di sinistra da destra abbondano da una parte e dall’altra a seconda del colore politico del governo ricomincino tutti a fare quello che non fanno più: a preoccuparsi della gente comune che non ce la fa più.

 

 

(12 novembre 2025)

©sassuolonotizie.it 2025 – diritti riservati, riproduzione vietata