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Del farmacista tuttologo che ci tiene a farti sapere che “lui sa”


di John Dee
John Dee

Non sapevo come funzionavano alcune questioni legate alle prescrizioni mediche e all’erogazione dei farmaci, vengo da un’altra regione dove le regolette all’italiana, sono un po’ diverse. Non volendo dare luogo a discussioni fuori luogo per mancanza di conoscenza (mia) sulla questione, prima di consegnare la tessera sanitaria mi rivolgo all’uomo in bianco al di là del banco e chiedo, per favore, se “venendo io da un’altra regione e avendo diritto all’esenzione per motivi di salute, come funzioni il tutto”. Non mi lascia finire, alla parola “esenzione” ha un fremito, viene scosso come da subitanea eiaculazione inaspettata e mi chiede brusco: “Chi gliel’ha fatta?”.

Non rispondo come vorrei: “Il droghiere, naturalmente, lo stesso dal quale lei si serve per tingersi i capelli” (l’uomo al di là del banco è calvo), ma sorrido e dico: “Secondo lei, Signore, chi può avermi fatto un’esenzione se non la Saub o come si chiami qui?”.

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L’uomo arrossisce e accusa il colpo. Quindi, visibilmente irritato, prende a raccontarmi inspiegabilmente un iter sconosciuto che nulla ha a che vedere coi farmaci di cui ho bisogno, né con l’esenzione della quale mi informo, perdendo tempo prezioso mentre mi dice che sta perdendo tempo perché ci sono altri clienti (e altri cinque tra addette e addetti) e bla bla bla e bla e sembra non fermarsi più. Così che mi impongo la calma dei forti e gli dico: “Glielo chiedo con toni e modi civili per questa volta e quindi, posto che qui dentro non metterò mai più piede, lei mi risponderà subito: ho bisogno dei farmaci e di quelle informazioni. Cosa vogliamo fare?”. L’uomo appare scosso, mi dà le informazioni che necessito in poche parole, mi consegna i farmaci e mi saluta dimesso. Questa storia non è successa a me, ne sono stato spettatore. Per fortuna non ho malattie croniche, né l’età per essere dichiarato esente dal pagamento del ticket quando ne abbia diritto, e in qualche modo ne sono anche felice.

Ora la domanda è una sola: da dove nasce questo bisogno di dimostrare a qualcuno che ne sai più di lui, così vittima del tuo ego da non renderti conto di non ascoltare nemmeno ciò che ti chiede? Perché il farmacista non è riuscito a leggere nel viso della persona che aveva di fronte l’evidente disagio che il suo comportamento stava provocando? Se pratichi un mestiere dove l’ascolto e l’empatia sono (sarebbero) necessari ma non ti ci ritrovi, perché non vai a zappare la terra da qualche parte con tanto di fecondazione della stessa secondo le antiche tradizioni? Farebbe bene a te e a molti altri.

 

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(14 luglio 2026)

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