Neofascisti allo stato brado pestano i politici in piazza. E in troppi tacciono

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di G.G. #Interessa twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Al grido di “Duce, Duce. Anna Frank sei finita nel forno” scorrazzavano liberi come se ne avessero facoltà in piazza San Marco a Venezia. L’ex deputato Scotto viene aggredito. Ma partiamo dal racconto che dei fatti fa il quotidiano La Stampa.

L’ex deputato di Articolo Uno Arturo Scotto è stato aggredito ieri sera (Notte di capodanno, ndr) da alcuni neofascisti a Venezia, a Piazza san Marco, durante i festeggiamenti del capodanno. Una denuncia è stata presentata stamani ai Carabinieri. A raccontare la vicenda, sulla propria pagina Facebook, è stata la moglie del politico, Elsa Bertholet: «Un gruppo dietro di me – scrive – canta “Anna Frank sei finita nel forno”, mi giro: “Ragazzi basta!”, si mettono a urlare: “Duce, duce” con mano alzata» (…) A quel punto si gira anche il marito, l’ex deputato, che «prima non le aveva sentito cantare – racconta ancora la moglie –  … e boum si prende botte in faccia da vari lati, poi si mette di mezzo un ragazzo per aiutarci e picchiano pure lui, visibilmente abituati al fatto, poi fuggono come dei vigliacchi che sono».

Ecco alla caccia della vittima di turno il gruppo di scimmioni che sprovvisti di qualsiasi altro elemento che possa rendere, anche solo lontanamente, appena decente la loro inutile esistenza fatta di brevi e fugaci momenti di irripetibile coglioneria, inneggia alla terribile morte di Anna Frank come se questo garantisse loro l’eternità e quindi pestano – in gruppo – chi gli si para innanzi. E’ questa l’essenza del fascismo del 1920 ed è ancora questa l’essenza del fascismo nel 2020. Un’azione che ricorda che in questo paese di smemorati che cento anni sono passati per niente e che dà ancora più valore al discorso di fine anno del presidente Mattarella, quel discorso che il leader sovranista ora proibizionista ed in crisi mistica, ha subito sbugiardato chiarendo chi vuole la distruzione delle istituzioni europee secondo il progetto di Vladimir Putin.

Arturo Scotto ha così provato il brivido del comunista [sic] pestato dal branco di scimmioni fascisti che non conoscono altra lingua che non sia quella del branco, dei pugni e degli insulti ai morti. Pensa che vita di merda. Se i pugni garantissero che non diventeremo mai come loro varrebbe quasi la pena prenderli.

Così non resta che sminuzzare in fotogrammi l’azione da dementi di questi poveracci decerebrati per isolarne uno: la loro fuga. Azione che è l’essenza della vigliaccheria e del niente che si nasconde sotto le loro azioni. Ci vorrebbe una pena esemplare. Non la galera. L’obbligo di andare a scuola e studiare la storia del fascismo, della seconda guerra mondiale, dell’Olocausto, rinchiusi nei locali che furono i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Senza possibilità di uscirne.

Il pestaggio come arma politica, che venga da una parte o dall’altra, testimonia soltanto l’inciviltà politica di un paese e l’immaturità politica di troppi tra i suoi cittadini.

 

(2 gennaio 2020)

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