di E.T. #Battiato
E così mi trovo solo nel palchetto stampa dove dovevano esserci almeno altre sei persone, un colpo di fortuna, e vedevo tutto così da vicino – persino la buca dell’orchestra – e mi sembrava tutto così diverso, perché ricordavo un concerto di Battiato di qualche anno prima che non ero riuscito a godermi, una lunga e patetica storia che non avreste voglia di leggere…
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Erano bastate le prime note, Veni l’Autunnu – Battiato che cantava la sua sua Sicilia era ancora più Battiato ed ancora più indimenticabile – per farmi capire che stavo vivendo un concerto che sarebbe rimasto nel mio cuore.
Seduto a terra a gambe incrociate, tappeti e stuoini, in omaggio alla mistica sufi che praticava, questo artista poliedrico, coltissimo e poliglotta aveva snocciolato i suoi successi uno dopo l’altro, ri-arrangiati così profondamente da renderne quasi irriconoscibili gli attacchi. Arrivò, tra uno stupore e l’altro, La Cura, capolavoro indimenticabile che fece commuovere il pubblico in sala.
Conosco abbastanza la musica per sapere quanto lavoro ci sia sotto la semplicità della perfezione. Battiato, che pur non era un cantante dotato di grande vocalità, curava la voce meticolosamente, non perdeva un fiato, non sbagliava un appoggio, non dimenticava un risuonatore e li trovava tutti, alla perfezione, anche quando sembrava fosse lì per perderli.
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E poi le sue mani a cantare con lui e a suonare con la musica e con l’orchestra. Il suo codino, le sue gambe incrociate e quel suo perdersi nell’infinito della sua musica e della sua profonda comprensione di ciò che andava al di là. Quell’essere al di là che comunicava a tutti noi, pubblico ipnotizzato dalla potenza della sua Arte, che uscimmo dal teatro consapevoli di avere assistito a qualcosa di indimenticabile. Non sono mai riuscito a ringraziarlo. Solo quello avrei voluto dirgli: grazie. Lo faccio adesso che il suo essersene andato mi ricorda che anche io, un giorno, seguirò quella strada lì, anche se a modo mio. E che quella musica, la sua musica che tanto ho amato, tanto amo e tanto amerò finché avrò orecchie, veniva dalle profonde risonanze del cuore e del sapere.
Gli unici due motori che rendono degno l’essere vivi.
Poi il lungo silenzio dal quale non è uscito più.
(18 maggio 2021)
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