Quando “Fare la carità diventò reato”. Il Sindaco leghista Menani terrorizza anche l’Avvenire

di Redazione #Sassuolo twitter@modenanewsgaia #Lopinione

 

Sulla scelta di fare diventare reato il fare la carità si è molto scritto da quando Menani il Leghista da cui ci si aspettava poco e fece peggio, ha deciso – mentre la gente è chiusa in casa, non è un caso – di irrigidire sconsideratamente il regolamento di Polizia Municipale che colpisce chi fa la cairtà – oltre a chi la chiede, per necessità e non per vizio. Misura che va, ovviamente, nella direzione del razzismo leghista e della divisione sociale come imperativo politico da realizzare subito. Prima della caduta di Salvini.

E’ così raccapricciante la scelta del leghista che voleva passare alla storia – “Fama, infamia… Che importa. Sarò ricordato [cit.]”- che persino il giornale dei Vescovi, quell’Avvenire che tanto caro ha Sassuolo per motivi che sono noti, sente il bisogno di intervenire. Lo fa con un commento di rara durezza firmato da Marina Corradi.

A Sassuolo, Modena, terra emiliana di gente ricordiamo larga di cuore, l’amministrazione comunale a maggioranza Lega ha votato un provvedimento che prevede una sanzione di 56 euro non a quanti chiedono la carità per strada, ma a chi la carità per strada la fa. Proprio così si parla di pura e semplice carità, della moneta allungata a un clochard steso sul marciapiede, o al poveraccio che mostra la foto dei suoi figli. No, fare la carità deve essere proibito, dicono severamente i consiglieri di Sassuolo, e al sollevarsi delle comprensibili proteste dell’opposizione – e, speriamo, di molti cittadini – replicano: «Non pensiamo certo di multare la vecchietta o l’anziano che vuole fare la donazione, ma così si preserva chi è vittima di condotte moleste da parte dei professionisti dell’accattonaggio».

La giustificazione virgolettata dell’amministrazione comunale a guida Lega è quasi più scandalosa della misura in sé, perché nell’ordine del giorno che pubblichiamo al link in alto, quello relativo al nuovo regolamento di Polizia Municipale di quella postilla che la caritatevole, ma nemmeno troppo, opinionista del quotidiano dei Vescovi cita non c’è traccia. E di Vigili urbani troppo zelanti ce ne sono sempre.

Marina Corradi va poi oltre, e ricorda a Menani e al suo partito che divide gli italiani in  Italiani di serie A e di serie B a seconda di chi votano, una cosa apparentemente senza nessuna importanza.

È vero (…) ci sono le squadre di mendicanti lasciate giù sempre dallo stesso pullmino nelle grandi città, ogni mattina, e puntualmente, come braccianti dai campi, ritirati alle 18. Ci sono, i racket, e doveroso sarebbe smantellare queste macchine di sfruttamento. Però i ragazzi dell’est europeo o neri che allungano la mano tesa nelle nostre strade ne sono solo le vittime, e chissà come alloggiati e sfamati, e chissà come trattati, se la sera fanno ritorno dai loro padroni a mani vuote. Quei ventenni agli angoli di Milano sono i fuggiti da lembi d’Africa e d’Oriente, ingannati, caduti nelle mani dei trafficanti, segregati in Libia e fortunosamente scampati al Mediterraneo. A volte anche disabili ingannati con la promessa di un lavoro. Strumenti nelle mani della malavita, vero, ma, prima di tutto, uomini, anzi spesso ragazzi, dell’età dei nostri figli. Disgraziati cui non pare così deprecabile dare, insieme a un euro, almeno uno sguardo, un impotente segno di umana solidarietà, giacché il racket, noi passanti, non sappiamo debellarlo. Ma a Sassuolo no, a Sassuolo linea dura. Non con il racket: con chi invece cede minimamente alla pietà del samaritano evangelico.

L’opinionista dell’Avvenire forse non sa che il Sindaco leghista di Sassuolo è stato protagonista di un discutibile episodio tenutosi proprio a Sassuolo, nel pieno centro storico – cuore della cittadina dove una piastrella di 1 metro quadrato sembra contare più di una vita umana, almeno da quanto suggerisce l’inconsistente pensiero del Sindaco sovranista e sgrammaticato – quando venne celebrata una funzione all’aperto, in pieno divieto di assembramento ed in sfregio a quel decreto, nei primi giorni in cui il Coronavirus infuriava e devastava le famiglie, vantandosi poi su Facebook di non avere rispettato le distanze di sicurezza perché tanto si era affidato alla Santa Vergine. Mai citata tanto a sproposito.

La funzione celebrata all’aperto in piena epidemia da Coronavirus nonostante fosse in vigore un decreto che proibiva gli assembramenti all’aperto e al chiuso (fotogramma dal video Facebook)

Si chiude l’articolo de l’Avvenire con l’auspicio che, visti i tempi che arriveranno nel post-Coronavirus, e nonostante l’elezione del Sindaco che gioca al buon padre di famiglia [sic] voluto dai cittadini dell’un tempo prospera cittadina in provincia di Modena, arroccati ad un passato che è già stato devastato tre volte, l’ultima proprio dall’apparizione del Coronavirus, che pensano proprio come il loro Sindaco che perpetrare la lingua italiana o leggere con approssimazione sia un vanto, non siano costretti loro malgrado a fare i conti con una crisi che li devasterà.

Anche se Marina Corradi è una signora, e lo dice gentilmente.

Ci auguriamo tuttavia, nella paurosa crisi che temiamo ci attenda, che non capiti fra qualche mese, a Sassuolo e altrove, di riconoscere in quelli che tendono la mano per strada ex colleghi, padri dei compagni dei figli, o vicini di casa. Magari anche alcuni quelli che gridavano ‘prima gli italiani!’. In pochi mesi edotti dalla storia di quanto facile e veloce sia la povertà. E uguale, per tutti, la fame.

 

(30 aprile 2020)

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